Le cause della morte di Morosini

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L’autopsia effettuata ieri, lunedì 16 aprile, non ha chiarito quale male si è portato via la vita di Piermario Morosini, tuttavia alcune cause, tra le più chiacchierate dai media italiani, sono state escluse “L’esame esclude cause macroscopiche evidenti” ha affermato il patologo Cristian D’Ovidio dopo l’analisi del corpo “l’aneurisma avrebbe presentato un emorragia di proporzioni rilevanti, che avrei sicuramente potuto vedere”.

Piermario è stato dunque colpito da un arresto cardiaco, lo stesso che si portò via il padre, cosa che ha fatto sospettare ad una patologia ereditaria come ipotizza lo stesso manager del ragazzo Ernesto RandazzoAnche il padre di Mario era morto per problemi di cuore” pur tuttavia ammettendo “I controlli li faceva sempre, ed erano anche approfonditi, e non era mai emersa alcuna patologia”.

I tempi per aver una risposta definitiva che chiarisca quanto accaduto vanno ad allungarsi, il dottor D’Ovidio ha chiesto due ulteriori mesi di tempo per “ulteriori accertamenti di laboratorio per avere l’esatta definizione del caso”, e ulteriori analisi sono necessarie per verificare se vi sia stata assunzioni di farmaci da parte di Morosini, controlli doverosi per quanto imbarazzanti. Randazzo rassicura su farmaci e sostanze dopanti “nemmeno a parlarne!”.

Altro responso che giunge dalle analisi di ieri, definisce come la morte del giocatore non sia stata immediata e fulminea, questo ha gettato legna al fuoco delle polemiche che non hanno mai smesso di puntare il dito contro il ritardo dei soccorsi. Il buon senso e il semplice rispetto per il ragazzo venuto a mancare, per la giovane compagna e per la sorella, vorrebbe che si evitasse di parlar troppo e a vanvera di tali questioni. L’ambulanza fuori dallo stadio, la macchina dei vigili li a bloccare il passaggio mentre l’autista assisteva in tribuna alla partita, non sono altro che il riflesso del malcostume italiano, non abbiamo bisogno di vittime sacrificali ma di maggior serietà e senso civico.

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