La prima finale da 369 milioni di euro: Barcellona Manchester

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Una partita da 369 milioni di euro: tanto vale la finale di Champions League, Barcellona contro Manchester United, in campo stasera a Londra. La stima, risultato di uno studio commissionato da MasterCard, tiene conto di diversi fattori: la città del match avrà un ritorno economico di 52 milioni; la squadra che vincerà riceverà circa 126 milioni (tra premio ufficiale, crescita del valore, diritti tv e da altri mezzi di comunicazione, aumento della forza del marchio, il ‘brand equity’); la squadra perdente avrà 73 milioni di euro; l’economia europea dello sport avrà introiti per 100 milioni; infine, secondo lo studio, l’interesse dell’America Latina potrebbe generare un indotto economico fino a 100 milioni di euro. Anche le città delle due finaliste saranno beneficiate dal turismo e dagli investimenti. In particolare, secondo il rapporto ‘Heart of Sports Commerce’, il giro d’affari della finale sarà di 16 milioni superiore a quello della sfida tra Barcellona e Manchester del 2009. E di 17,5 milioni di euro superiore alla finale dello scorso anno (Inter-Bayern Monaco). Ciò grazie al richiamo delle due squadre, tra le più popolari del mondo. Sarà insomma la partita più redditizia della storia del calcio europeoLONDRA – Una finale in cerca di un protagonista che non indossi la maglia blaugrana: tra analisi tattiche e consigli su come battere il Barcellona, la stampa britannica sfoglia la margherita per indovinare quale giocatore del Manchester United potrà decidere la finale di Wembley. Il Times punta su un outsider a cui dedica l’apertura: “Antonio Valencia rinasce dalle macerie per ispirare il Manchester United”.

Comunque vada sarà l’apoteosi del calcio. Senza le intrusioni del vulcano islandese di turno che avevano indotto i gufi a ipotizzare una finale in cenere e senza le scomposte arrampicate verbali di José Mourinho, il picconatore a cui nessuno ha mai insegnato lo stile della sconfitta, ci sentiamo tutti più trepidanti perché il calcio ai suoi livelli d’eccellenza, il calcio che profuma di erba umida, insomma lo spettacolo che stasera, ne abbiamo la certezza, ci regaleranno Barcellona e Manchester United è a suo modo una sorta di appagamento dei sensi.

Pallone e non complotti. Artisti come Lionel Messi, Wayne Rooney, Xavi, Ryan Giggs, il pallido Iniesta e non veleni. Questa è la finale tra il vecchio Ferguson, 36 trofei nel quarto di secolo vissuto a Old Trafford, e Guardiola, che potrebbe essere suo figlio, all’inseguimento del decimo successo in tre stagioni. Difficilmente il calcio mondiale potrebbe offrire di più e di meglio.

Il Barça ha quasi 58 milioni di tifosi, lo United più di 30 e il dato, con buona pace di Lotito, non è annacquato dagli artifici contabili che stanno caratterizzando i litigi nostrani sui cosiddetti bacini di utenza. Il Barça sfrutta l’energia vitale del suo vivaio, la celebre Masia: sono infatti 11 i ragazzi cresciuti in casa arrivati fino a questa finale. Il Manchester però non scherza: i reduci dal suo settore giovanile inseriti nella lista Uefa sono 9. Il Barça ha vinto 71 titoli, tutto compreso, lo United è a quota 59. Entrambi i club hanno conquistato 3 Coppe dei Campioni ma il Barcellona ha giocato 6 finali contro le 4 del Manchester. Ora la squadra di Guardiola punta a vincere la sua terza Champions in 6 anni.

Il Barcellona è la squadra che ha saputo sublimare il possesso della palla, trasformandolo da esercizio retorico in grado semplicemente di vellicare le linee nemiche, ad arma letale, il passaggio obbligato per scatenare la velocità di Lionello Messi. Chi affronta i Guardiola’s deve mettere in conto una partita all’inseguimento del pallone ed è qui, verosimilmente, che si nasconde la password della sfida di stasera. Il Real di Mourinho è uscito stordito dal confronto con i blaugrana che le statistiche accreditano di una media di oltre 770 passaggi a partita di chirurgica precisione (quasi il 91 per cento va infatti a buon fine). È la ragnatela avvelenata che Xavi, Iniesta e Busquets utilizzano per paralizzare chi gli sta di fronte. Ma di tutti gli avversari possibili, lo United di Ferguson è forse il solo che in questo momento può rompere il soffocante abbraccio del Barça.

In aggiunta a un muro difensivo di notevole spessore (4 soli gol incassati nelle 12 gare di questa Champions contro gli 8 subiti da Victor Valdes), la sua capacità di sintesi, testimoniata da un numero di passaggi nettamente inferiore a quello dei catalani (529 la media a partita), è infatti la sua forza. Con pochi tocchi e rapidi rovesciamenti di fronte gli inglesi si catapultano nell’area avversaria e per Piqué e Mascherano, abituati a sostenere la propria linea di centrocampo, il rischio è dietro l’angolo. Soprattutto il Barça dovrà afferrare al volo un concetto: rispetto al successo di due anni fa a Roma di cui questa finale costituisce la rivincita, lo United ha mutato pelle. La partenza di Cristiano Ronaldo lo ha infatti trasformato in un’entità coesa e dalla scorza dura. In sostanza più difficile da scardinare. E allora si dia inizio alle danze e che almeno stavolta il calcio sia con noi!


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