La metamorfosi del “chiacchiera”!

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Uno spirito di sacrificio innato, riuscendo a conciliare e anche bene le due fasi, quantità a pieni polmoni, qualità, non d’alta scuola, ma neppure da ultimo ragazzo di periferia, per i palati fini serve ben altro, per ogni allenatore servirebbe un suo clone per reparto. Lippi lo aveva inserito tra gli intoccabili, nella tanto chiacchierata selezione Sudafricana le critiche non risparmiarono nemmeno lui, toro, muratore, e persino brocco, e tanti “complimenti” al “somaro” che lo aveva convocato. Una stagione, quella passata, vissuta tra alti e bassi, viveva di riflesso il periodo no del suo club, quest’estate nella gerarchia dei giornali era l’ultimo esterno, la riserva della riserve, o forse per alcuni un uomo da piazzare sul mercato per evitare di mandarlo via con i famosi presiti di non ritorno fino alla scadenza del contratto. Er chiacchiera, cosi lo chiamavano a Palermo, ha cominciato in sordina, per presentarsi al pronti via da titolare; contro il Parma manda in buca il primo gioiello, il buongiorno si vede dal mattino, anche se per gli scettici una rondine non fa primavera. Pepe si ripete contro il Palermo, ancora davanti al pubblico amico, allora il bersaglio preferito del clan dei diffidenti diventa il rendimento di Pepe, a loro modo di vedere, in casa un leone, in trasferta patisce il fattore ambientale. Macchè, a Roma con Lazio zittisce davvero tutti, prestazione super e ancora palla in buca, regalando tre punti d’oro alla sua squadra. Poi il lieto fine di Napoli, il 3 a 3 porta la sua firma, schierato da centrale di centrocampo con licenza di offendere, fa quel che può in un ruolo a lui non congeniale, manda in bestia Mazzarri e spegne gli entusiasmi del San Paolo. Conte si coccola il suo jolly, Prandelli  avrà un motivo in più per riguardare i suoi piani, invece Pepe se la “gode”!

pepe
pepe

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