I calciatori ora temono per la propria vita

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La morte di Piermario Morosini lo scorso sabato 14 Aprile, non poteva che lasciare il segno nelle menti dei calciatori italiani e non. Il capitano dell’Udinese Antonio Di Natale, ex compagno di squadra di Morosini, a caldo appena venuto a conoscenza della tragica notizia aveva affermato “Noi non ci pensiamo proprio a giocare. E se continuano a mandarci in campo ogni tre giorni, altro che morti”. Ieri, a mente fredda ha meglio specificato il suo pensiero “Io lo sto dicendo da tanto tempo, ne ho parlato spesso anche con i nostri medici. Ho 34 anni e l’anno scorso ho pensato, scherzando ma non troppo, di ritirarmi perché non si riesce più a riposare. Il calcio è bello, è uno sport importante ma c’è anche la salute da salvaguardare”.

Il pensiero di Totò Di Natale è comune a molti giocatori, come conferma il presidente dell’Associazione italiana calciatori ed ex bandiera della Roma Damiano TommasiGli atleti lavorano col proprio corpo e bisogna ragionare sui tempi di recupero, sui ritmi di lavoro e più in generale sull’attenzione alla salute”. Resta evidente quanta paura aleggi negli animi degli sportivi in questi momenti, è vero che i ritmi di gioco son dettati in questi anni dagli obblighi televisivi più che da analisi delle possibilità fisiche di chi poi lo sport lo pratica, gli esperti affermano che in effetti lo stress derivante dal giocare molte partite nell’arco di un breve periodo, può portare al manifestarsi di problemi cardiaci, su chi però risulta già avere difetti al cuore. I controlli nel calcio professionistico italiano ci sono e sono più che accurati, ricordiamo inoltre che solo l’autopsia sul corpo dello sfortunato Piermario rivelerà il motivo della sua morte, concreta sembra essere ad esempio l’ipotesi dell’aneurisma. Il più prudente e saggio tra i giocatori di serie A si è rivelato essere, a sorpresa, Gennaro GattusoIn questo momento ognuno può dire quello che vuole, comunque un anomalia c’è, perché sono un po’ troppi i casi accaduti nel nostro mondo. Io non ho una mia idea, ma ho cominciato a parlare col medico del Milan: vogliamo capire, se è possibile, cosa sta succedendo”.

Intanto, mentre la Figc conferma l’istituzione dell’obbligo dei defibrillatori a bordo campo in A, B, Lega Pro e D e corsi di pronto soccorso per gli allenatori di base, una notizia che arriva da Piacenza dimostra come talvolta sia il buonsenso delle persone a definire il destino di una vita. Mentre a Pescara Morosini veniva colpito da un nemico invisibile, a Piacenza nel mezzo di una partita amatoriale, il giocatore dilettante Massimo Proietti si accasciava al suolo in pieno arresto cardiaco. Non solo sul posto vi erano due medici pronti a soccorrerlo, ma questi hanno potuto usare il defibrillatore che prudentemente era stato portato a bordo campo, solo così si è riusciti a risvegliare il cuore del giocatore. Ora Massimo è ricoverato in prognosi riservata, sta lottando per la vita, lui può farcela.

Stasera o al più tardi domani, dopo che saranno fatte le adeguate analisi sul corpo di Morosini, si potrà meglio chiarire il fulcro dell’intero discorso, prima di allora forse è meglio evitare discorsi troppo facili e scandalistici, sottraendosi ad imbarazzanti accanimenti sui ritardi dei soccorsi.

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