Alla conquista dell’occidente…quanti emiri!

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Manco fosse un luna park, un fenomeno da baraccone che si è allargato a macchia d’olio nell’intero continente, sono saliti in pompa magna sulla giostra più bella del mondo, lo hanno fatto alla spicciolata, prima uno poi l’altro e poi l’altro ancora, per evitare di destare sospetti nell’ormai circo dei “poveri”. Paradossale definire gli altri straccioni, persino i proprietari dei club più blasonati del continente, i ricchi ormai datati, alla luce della nuova ascesa degli emiri,[adsenseyu1] paragone che stride, stona e mette in evidenzia la sproporzione tra chi comandava e chi ha appena conseguito l’attestato per farlo. Il blasone non basta, e la storia non conta più come prima, il fascino dello squadrone che dominava gli anni 70/80 è stato riposto nel cassetto, dinanzi ai petrodollari e ad offerte di matrice marziana. Le vecchie aspirazione di un bimbo diventato grande, vengono accantonate nell’armadietto adolescenziale, per aprire un conto in banca aureo alla faccia dei palcoscenici poco edificanti per la carriera di un professionista. Le vecchie storielle delle bandiere, e di chi si “immolava” metaforicamente per la maglia, per intenderci il concetto dello sputare sangue, lasciano il tempo che trovano, perche dal 2008 Mansour Bin Zayed dalla sua super residenza di Abu Dhabi si è svegliato la mattina con il cruccio di costruire un altro impero nell’occidente europeo, e potersi godere dal balcone della sua dimora il nuovo giocattolo chiamato Manchester, il volto imbronciato della città, quello che ha assistito attonito ai trionfi dei cugini, staccando un assegno di 250 milioni di euro per il City. Trattativa lampo, con loro saltano le consuete formalità di una transazione, eppure oggetto della questione erano milioni e non fave qualunque. Il progetto di fare del City una delle squadre più potenti del pianeta, acquisti record, e ingaggi da Mondo dei balocchi, ad oggi sono stati spesi 537 milioni per acquistare giocatori, e poi c’è qualcuno che ha ancora il coraggio di sussurrare a “bassa voce” l’ormai noto fair play finanziario. Ne basta uno per sconvolgere la geografia del pallone, corrono praticamente da soli, la parola concorrenza non esiste nel loro vocabolario, ma la semplice locuzione: faccio mio ciò che voglio. Giugno 2010 Malaga accoglie Abdullah Bin-Nasser Al-Thani, membro della famiglia reale del Qatar, tra l’altro cugino di Mansour, la fiera del petrodollari alloggia anche nella caliente penisola iberica, un altro titano sbarca in occidente, risana il debito della società prossima al fallimento, e stila la lista della spesa, 58 i milioni in due soli mesi, molti su giocatori prossimi al tramonto. Inghilterra, Spagna e non solo, Tamim Al Thani non resiste al fascino della capitale dell’amore, la Parigi sportiva è sua, prime erede al trono del Qatar, nonchè cugino del proprietario del Malaga, 86 i milioni spesi in due mesi, gemma del suo mercato l’ex palermitano Pastore, acquistato per la cifra record di 42 milioni. Allargare gli orizzonti, ritornare grandi in Europa, risollevare dunque le sorti di una nobile decaduta, anche Parigi torna a pensare in grande. Leonardo riesce persino a “convincere” Carletto Ancelotti ad allenare sotto la torre Eiffel, non è che poi abbia faticato abbastanza, considerando il biglietto da visita con cui si è presentato, 12 milioni in due anni, nero su bianco una pura formalità. Il cugino del cugino e l’altro cugino, per la serie una famiglia cosi non si era mai vista, il rischio di paralizzare il mercato, con le loro strategia da giochi di società, è troppo alto, considerando che le mire degli emiri del Qatar hanno puntato un’altra preda in difficoltà, lo United, con l’obiettivo di entrare prima da semplici soci e poi acquisire l’intero pacchetto azionario dell’altra Manchester. Fanno tutto loro in un periodo in cui gli unici a non avere le tasche cucite sono solo loro, alla faccia della crisi, del fair play finanziario, del perbenismo di facciata di molti esponenti della sacra famiglia del pallone. Le falle economiche e i deficit, insomma i conti non apposto ce li hanno anche loro, ma ora che una fetta d’oriente ha traslocato, una vera e propria succursale è nata in Europa ed intendono restarci, almeno fin quando il calcio sarà un buon mezzo per mascherare i loro loschi interessi, e soddisfare la loro brama di egocentrismo. Non che fossero i primi, visto che russi e thailandesi ci erano arrivati già da prima, Abramovich ne è un esempio, di quanto il calcio possa far “innamorare” anche chi considerava questo sport un semplice e banale gioco. In Italia non guarda nessuno, almeno per ora, stadi preistorici e debiti da infarto indicano che la strada della premier è facilmente percorribile, il prestigio della corona, e l’alta considerazione di cui gode il calcio inglese a livello mondiale spinge i paperoni ad allungare le mani ai lingotti britannici. Non solo calcio, mirano ad acquisire istituzioni europee, e catene commerciali, gli emiri del Qatar fatturano miliardi di euro ogni anno, il dubbio che i veri marziani siano loro resta eccome, sono appena sbarcati e gli effetti cominceremo a percepirli tra un paio d’anni, quando monopolizzeranno il sistema-calcio. Compris Platini?

Leonardo-Al Thani-Ancelotti
Leonardo-Al Thani-Ancelotti

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